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Il
Foro, punto di ritrovo e di scambi, appare situato al centro della città, secondo
un piano urbanistico che risale alla fondazione della colonia. La sistemazione
ora visibile rappresenta la fase più tarda del complesso, inquadrabile in età
severiana (inizi III sec.d.C.), alla quale vanno attribuite le decorazioni architettoniche
e la Basilica civile. La datazione della piazza (o platea) è invece anteriore:
tra la fine del I sec.a.C. e l'inizio del successivo andrebbero posti la pavimentazione
e l'acquedotto. Il Foro repubblicano (II- I sec.a.C.) presentava certo dimensioni
minori di quello imperiale, dato che nella zona Sud, sotto l'impiantito della
piazza, sono state rinvenute strutture abitative: ad esso sono pertinenti gli
edifici della Curia- Comitium e del più antico Macellum (mercato)
della città. Procedendo nella storia del complesso, va rilevata la volontà
nel IV secolo di restaurare, conservare e valorizzare il Foro quale luogo ideologico,
sede delle memorie civiche. Esempi di ciò si ravvisano nella sistemazione di un'antica
iscrizione votiva (dedica a Venere Celeste) in un punto dissestato della platea
e nella collocazione di statue da parte di Septimius Theodolus, governatore
della Venetia et Histria poco prima del 361 d.C., le quali richiamano tipici
valori dell'impero. Un evento traumatico si legge nello strato di bruciato
che contraddistingue la fase finale della Basilica, delle botteghe del portico
orientale e di una del lato Ovest: l'incendio va posto in relazione con Attila.
Ad un altro momento di rilevante pericolo, forse la calata di Teodorico nel 489,
andrebbe riferito il muro di fortificazione eretto tra il perimetro meridionale
della Basilica ed il cordolo Nord del decumano di Aratria Galla, costruito con
materiali di spoglio dell'edificio: esso dimezza la città, segnando di fatto l'abbandono
del Foro e della parte Nord dell'abitato. A partire dall'epoca alto medievale
è accertato nell'area forense un progressivo fenomeno di impaludamento: le analisi
di legni e torbe hanno restituito datazioni nell'ambito dell'XI - XII secolo.
Dentro la palude vengono gettati rifiuti e carcasse, mentre prosegue dove possibile
lo spoglio e la distruzione dei monumenti. Chiude la sequenza cronologica
il crollo del Portico di Levante, che andrebbe imputato ad un terremoto ad andamento
ondulatorio. Va rilevato che le colonne e gli elementi architettonici non mostrano
segni di danneggiamento: ciò induce a credere che il fatto naturale sia avvenuto
quando l'impaludamento si era già formato. Il sisma cagione del crollo potrebbe
così essere identificato con quello documentato nel 998. Il
Foro viene indagato sistematicamente dal 1934: nell'ambito delle ricerche mirate
alla comprensione dell'insieme, svolte di recente dalla Soprintendenza per i Beni
Archeologici e A.A.A.S. del Friuli- Venezia Giulia, rientra anche il "Progetto
3D- Ricostruzione virtuale del Foro": di esso si mostreranno sezione per sezione
alcune immagini. . |