Una
balconata, come si è accennato, permette la visione dall'alto delle strutture
e del pavimento della basilica all'interno del "folador".
In
questo settore hanno trovato collocazione elementi della basilica rinvenuta in
località Beligna- Fondo Tullio (a Sud Aquileia, lungo la strada per Grado) nel
1894 e in gran parte all'epoca scavata. La pianta mostra un edificio cruciforme
con aula divisa in tre navate, fornita di abside semicircolare, che delimitava
un ambulacro. I muri laterali si mostrano scanditi da paraste. In Museo sono
esposti i mosaici ed alcune iscrizioni che ornavano il pavimento delle navate:
l'abside, di circa 22 metri di diametro, era ornata da due settori musivi, distanti
fra loro cinque metri e qui avvicinati per ragioni di spazio. Entrambe le parti
sono campite da tralci di vite nascenti da cespi d'acanto, che intrecciandosi
in maniera armonica invadono lo spazio. Tra i racemi sono posti dodici agnelli
e uccelli diversi, fra i quali spicca un pavone dallo splendido piumaggio. Al
centro è posto un medaglione, il cui interno è in ambedue perduto. Il repertorio
ornamentale è ricco di riferimenti cultuali, che i fedeli potevano cogliere e
fare propri: i dodici agnelli alluderebbero agli Apostoli e alle parole di Cristo
sul Buon Pastore. Il pavone è simbolo di immortalità, poiché secondo antiche credenza
la sua carne era immune dalla putrefazione. Le iscrizioni sparse nel tappeto delle
navate ricordano, come a Monastero, i fedeli che con le loro donazioni coprirono
le spese della pavimentazione. Il tipo di mosaico e lo stile degli ornati
fanno datare la chiesa alla fine del IV secolo. La pianta a croce, che ricorda
il trionfo di Cristo, e i motivi figurati hanno suggerito l'ipotesi che si possa
trattare di una Basilica Apostolorum, del tipo di quelle costruite a Concordia
e a Milano, in pieno accordo ideologico con il concilio tenuto ad Aquileia il
tre settembre del 381 contro l'arianesimo. Sull'autorità degli Apostoli, infatti,
poggiarono le ragioni di coloro che intesero vincere l'eresia: si pensa, a tale
proposito, che nel 383 siano giunte in questa chiesa, direttamente dall'Oriente,
le reliquie di alcuni Apostoli, quali Andrea e Giovanni. In questo piano, infine,
trovano collocazione altri pregevoli reperti, appartenenti a diverse categorie,
come l'iscrizione di Parecorius Apollinaris, pubblico amministratore, che
ricorda una sua donazione fatta alla basilica, forse proprio la pavimentazione
del settore absidale, resa così degna delle sante reliquie. >>
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